IN CONVERSAZIONE CON FRANCESCO URBANO RAGAZZI | Peruffo Jewels
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— IN CONVERSAZIONE CON FRANCESCO URBANO RAGAZZI

Parliamo d’arte contemporanea dal punto di vista del curatore, figura cruciale per la valorizzazione e divulgazione artistica. Lo facciamo con il duo composto da Francesco Urbano e Francesco Ragazzi, che porta avanti alcuni dei più interessanti progetti nel panorama italiano ed internazionale.

 

Francesco Urbano Ragazzi, chi è?

Certamente un nobiluomo, visto il doppio cognome. Nasce intorno al 2011 come fusione tra Francesco Urbano e Francesco Ragazzi. Le singole identità erano limitanti e l’idea di un’autorialità individuale non ci è mai piaciuta. Francesco Urbano Ragazzi è il meglio, o il peggio, di noi.

 

Perché curatore?

Perché si può curare tutto.

 

The Internet Saga, mi spiegate nel dettaglio com’è nato e che sviluppi avrà?

The Internet Saga è il nome che diamo a un ciclo di mostre iniziato con la personale di Jonas Mekas nel 2015 a Palazzo Foscari Contarini, un palazzo veneziano del XVI secolo che qualche anno prima era stato riconvertito in fast food.
L’idea era quella di riappropriarsi di uno spazio storico adibito al consumo attraverso un intervento poetico.
Era anche un modo per pensare la temporalità delle nostre timeline attraverso il cinema di Jonas, che in quegli anni aveva preso la forma di un video diario online in costante aggiornamento.
Siamo partiti dall’idea di creare un nuovo layer immateriale per lo spazio e abbiamo lavorato sul suono della corte esterna, sugli schermi TV già installati alle pareti e sulle grandi vetrate del palazzo, senza aggiungere nessun oggetto a quelli che già si trovavano lì. Altra cosa importante per noi è stata mantenere una totale autonomia rispetto a Burger King, l’azienda che ci ospitava.
Sovrapposizione, autonomia e co-realtà sono stati anche i principi attorno a cui The Internet Saga si è sviluppata come piattaforma di ricerca dopo quella mostra. È il nostro diario.

 

Arte in luoghi non convenzionali, la vostra idea a riguardo e un luogo in cui vi piacerebbe progettare una mostra e ancora non avete utilizzato…

Un monumento nel mezzo del Mar Nero per la Biennale di Sinop in Turchia (2012), la chiesa degli Unconnected nella cappella di San Ludovico a Venezia per il Padiglione Internet (2013), un internet point nel quartiere di Altona ad Amburgo (2014), il palco dell’auditorium del CERN dove è stata annunciata la scoperta del bosone (2016), il flagship store di Missoni a New York (2017-2019), il sito internet del Centre d’Art Contemporain di Ginevra (2018-2019), la Borsa di Milano (2019), fino al Despar Teatro Italia, un altro edificio storico veneziano oggi trasformato in supermarket. Sono tutti luoghi che abbiamo amato profondamente e che abbiamo trattato come dei musei. In questi anni abbiamo anche studiato diverse sedi di Casinò e spero un giorno troveremo il modo di infiltrarci anche lì, con azzardo ma senza compulsività.

 

Il progetto curatoriale come opera d’arte esso stesso, che ne pensate?

È difficile rispondere in termini assoluti, ma certamente è uno dei futuri possibili e complessi dell’opera d’arte.
Credo d’altro canto che la curatela debba sempre essere un esercizio di empatia e mediazione. Ci sono artisti, opere e contesti che chiamano in causa un disegno curatoriale marcato, altri che necessitano una posizione più defilata o addirittura neutra. Questo va negoziato di volta in volta ed è solo il risultato che può dire se si è fatto un passo falso oppure no.

 

In che modo sentite di esprimere più pienamente voi stessi?

Facendo le mostre. Scrivendo. Raccontando.

 

Se doveste scegliere un simbolo che vi rappresenti quale sarebbe?

In passato utilizzavamo lo stemma della casata De Sade, famiglia putativa di Francesco Urbano Ragazzi. Ultimamente lo abbiamo rimpiazzato con una pelliccia. Anzitutto perché FUR è il nostro acronimo, ma anche perché la pelliccia è un accessorio carico di significati contrastanti, nella relazione ambigua dell’umano con la sua natura (e cultura) animale.

 

Cos’è per voi la materia?

Uno strano incidente che ci riporta al mondo. Il momento inatteso in cui mente e corpo viaggiano insieme, veloci, sempre.

 

Sovvertire le regole, potendo farlo, quale regola vorreste scardinare?

Anche se sembriamo dei rivoluzionari, siamo più degli obbedienti riformisti luterani.

 

Il vostro progetto più riuscito e il vostro personale modo di progettare…

Il progetto più riuscito è sempre l’ultimo. Allora in questo caso HILLARY, la mostra di Kenneth Goldsmith al Despar Teatro Italia di Venezia. Il nostro personale modo di progettare è scontrarci e amarci ogni giorno.

 

Un artista contemporaneo e un designer che ritieni significativi e perché.

Ti rispondo con le passioni del momento. La prima è Rimaldas Vikšraitis, unico artista che non siamo riusciti a incontrare nel nostro ultimo viaggio in Lituania. Fotografo à la Nan Goldin della vita rurale senza idillio, che ci riporta finalmente lontani da una certa retorica di una natura pacificata e pacificante.
La seconda è CFGNY, marchio di moda Tin Nguyen and Daniel Chew, che fa esplodere la mescolanza delle identità asiatiche nel mercato globale.

 

Un progetto a breve e uno a lungo termine che vorreste realizzare.

Il nostro museo ideale.

 

– Interview by Federica Tattoli

 

https://www.ffur.eu/
https://www.instagram.com/the_internet_saga/?hl=en

 

Francesco Urbano Ragazzi è un duo curatoriale formatosi tra Venezia e Parigi in ontologia e media studies. Il suo interesse principale è rivolto alle narrazioni su cui si fonda l’epoca della connettività. Nel 2015 il team ha curato The Internet Saga, una mostra personale del filmmaker Jonas Mekas presentata a Venezia durante la Biennale di Arti Visive. La mostra si è poi evoluta in una piattaforma di ricerca e in una serie di progetti espositivi sviluppati su invito di istituzioni pubbliche e private. Francesco Urbano Ragazzi ha inoltre curato mostre e programmi di residenza per MMCA – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea della Korea (Seoul); Missoni; International Studio and Curatorial Program (New York); Centre d’Art Contemporain (Genève); CRRI – Castello di Rivoli (Torino); Ruya Foundation (Baghdad); Emirates Foundation (Abu Dhabi); Futura – Centro d’Arte Contemporanea (Praga); Ministero dei Beni e delle Attività Culturali; Ministero delle Pari Opportunità (Roma); Istituto Svizzero (Roma, Milano). Francesco Urbano Ragazzi è inoltre direttore di The Church of Chiara Fumai, archivio che si occupa di preservare la memoria e l’opera dell’artista. La loro collaborazione con Jonas Mekas è proseguita fino al 2019 attraverso la curatela di numerosi progetti espositivi ed editoriali.

 

Credits Kenneth Goldsmith, HILLARY: The Hillary Clinton Emails, curated by FrancescoUrbano Ragazzi, exhibition view © Giorgio De Vecchi. Gerda Studio2019

The Mirror, audiovisual performance by People Like Us © Giorgio De Vecch i- Gerda Studio

credits HILLARY, opening reception © Giorgio De Vecchi – Gerda Studio

credits HILLARY, opening reception © Giorgio De Vecchi – Gerda Studio